A chiusura dei festeggiamenti per i 100 anni di Treccani e in occasione della pubblicazione dell’Atlante geopolitico Treccani, abbiamo posto al ministro degli Esteri, Antonio Tajani, alcune domande.
Massimo Bray Tra le tante attività che Treccani porta avanti da 100 anni vi è quella dell’Osservatorio della lingua italiana, attraverso il quale vengono quotidianamente registrati gli usi e i mutamenti che riguardano la nostra lingua; i frutti di questo lavoro, attraverso lo strumento del Vocabolario, anche di quello online, sono messi a disposizione di tutti. Quest’anno lei ha deciso di sostenere l’importanza dell’italofonia: quanto può essere importante la lingua italiana nella diplomazia culturale?
Antonio Tajani La lingua italiana è uno straordinario strumento di dialogo e confronto, che richiama uno stile di vita e un immaginario di arte, storia, paesaggi che tutto il mondo conosce e apprezza. È una lingua che comunica cultura e bellezza, che rimanda all’intensità dei sapori della nostra cucina, riconosciuta da poco patrimonio immateriale dell’UNESCO, e alla qualità delle eccellenze del saper fare italiano; non a caso è tra le lingue più studiate al mondo. Seguirne i cambiamenti è quanto mai importante, e promuoverne la conoscenza e l’uso contribuisce ad accrescere il prestigio e l’attrattività del Paese nel contesto globale, oltre che ad aumentare le esportazioni delle nostre imprese.
M.B. Un altro fronte su cui Treccani è impegnata con numerose attività è quello dell’approfondimento dei temi di politica internazionale. Dal 2001 pubblica infatti il suo Atlante geopolitico, un’opera che, aggiornata ogni anno, racconta, attraverso saggi, dati, mappe e schede Paese, i mutamenti, veloci e intensi, che toccano tutto il mondo. Quale utilità può avere uno strumento come l’Atlante nella conoscenza approfondita degli scenari internazionali?
A.T. Gli scenari mondiali sono, oggi più che mai, in rapido e profondo cambiamento. Assetti consolidati nei decenni stanno mutando in maniera radicale e nel sistema internazionale si assiste al moltiplicarsi delle situazioni di crisi e di conflitto. Per orientarsi nella complessità delle questioni internazionali è sempre più utile fare ricorso a strumenti di conoscenza imparziali e affidabili, basati, come nel caso dell’Atlante geopolitico Treccani, su dati e fatti verificati. Solo così è possibile sottrarsi alle narrazioni di parte e mettersi al riparo dal dilagare delle notizie false.
M.B. Grazie alla collaborazione con le strutture del ministero degli Esteri, Treccani ha potuto organizzare mostre (su Marco Polo, Palladio, Pompei e sui suoi 100 anni di attività) in alcune capitali europee (Berlino, Londra) e in Cina. Ritiene che queste iniziative culturali possano essere di utilità nel momento in cui le tensioni tra le grandi potenze si acuiscono?
A.T. L’Italia ha sempre creduto nella forza della cultura e del confronto per tener vivo il dialogo tra i Paesi. Allo stesso modo Treccani, sin dalle sue origini, ha condiviso l’idea che la cultura potesse creare legami tra i popoli attraverso la promozione di un patrimonio di sapere dal valore universale. Pensiamo, ad esempio, alle prime opere dedicate all’arte antica occidentale e orientale, tesoro di tutta l’umanità. Lo stesso avviene oggi. Le mostre prima citate sono un esempio di come la cultura italiana sia in grado di parlare al mondo intero e contribuire così alla creazione di relazioni profonde.
