Vuoi navigare il sito Treccani senza limiti e pubblicità? Scarica l'APP e abbonati ora per accedere su tutti i tuoi dispositivi!
Scarica
​

Le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti sono sempre più vicine e i sondaggi vedono i democratici in largo vantaggio sui repubblicani in almeno una delle due camere. Si vota infatti per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e 35 seggi su 100 del Senato. La tornata elettorale rischia di trasformarsi in una debacle per Donald Trump, perché se i repubblicani dovessero perdere la maggioranza sia alla Camera sia al Senato, il presidente vedrebbe verosimilmente ridimensionati i suoi poteri nella seconda parte del suo mandato. 

Il 3 novembre gli americani e il resto del mondo sapranno l’esito del voto; per ora possono guardare i sondaggi. A partire da quello sul gradimento del presidente, che tradizionalmente vede l’inquilino della Casa Bianca di turno perdere consensi rispetto al suo insediamento. Trump non fa eccezione e secondo Nate Silver, la sua approvazione è appena al 36,5%, mentre la disapprovazione è al 60,5%. È uno dei più bassi tassi di approvazione di un presidente alle midterm dal 1946, secondo solo a Harry Truman. Sulla scelta dell’elettorato potrebbero pesare soprattutto i rincari causati dall’inflazione, salita al 3,4%, ma anche l’incremento del debito pubblico e il rallentamento del PIL.

La situazione alla Camera dei rappresentanti

La Camera bassa del Congresso viene interamente rinnovata ogni due anni. Alle ultime elezioni, nel 2024, i repubblicani ottennero la maggioranza, per questo oggi hanno 219 deputati contro i 214 dei democratici. Secondo le analisi dell’Economist, i democratici hanno il 96% di probabilità di vincere la Camera. La partita sembra dunque chiusa senza troppe incertezze, con i dem che dovrebbero vincere 239 seggi, lasciandone 196 ai repubblicani.

La situazione al Senato

Secondo il modello realizzato da Gary King, i democratici hanno il 72% delle probabilità di ottenere la maggioranza al Senato, ma non è detto che il pronostico vada come previsto. Per raggiungere la maggioranza di 51 seggi, i dem devono mantenere tutti gli attuali seggi e conquistarne almeno 4 che oggi sono occupati dai repubblicani. Ma la faccenda è complicata dal fatto che 9 Stati sono fortemente in bilico tra i due candidati. Attualmente i dem hanno 47 senatori su 100. I seggi che possono sperare di sottrarre agli avversari sono: North Carolina, Maine, Ohio, Texas, Alaska, Iowa, Kansas e South Carolina.

E se i democratici vincessero entrambe le camere?

Lo scenario più accreditato dai sondaggisti è dunque quello di un trionfo dei democratici. Con il Congresso in mano ai rivali, l’amministrazione Trump avrebbe meno margini di manovra e il presidente sarebbe nella condizione “dell’anatra zoppa”, come dicono gli americani. È possibile che Trump possa lamentare brogli per giustificare la sconfitta elettorale, come in passato, e proseguire i due anni di mandato attraverso una raffica di ordini esecutivi, nel tentativo di aggirare le camere. Ma i decreti urgenti del presidente non sono applicabili alle leggi più importanti, come quella sul bilancio. A loro volta Camera e Senato potrebbero legiferare in modo opposto rispetto al presidente, innescando uno stallo. Ma i sondaggi non sono un verdetto: al Senato basterebbe un errore di tre punti per salvare la maggioranza repubblicana. Il 3 novembre dirà se l’onda blu annunciata dalle rilevazioni travolgerà l’America.

Immagine: Spille sul voto americano (2020). Crediti: Visuals via Unsplash.


Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani - Riproduzione riservata