L’esito delle elezioni presidenziali in Brasile è ancora incerto a pochi giorni dal voto. Il presidente Lula, che sta cercando di ottenere un quarto mandato, proverà a guadare il sostegno di quanti al primo turno si sono astenuti. Fernando Ayala analizza i temi del confronto e le conseguenze geopolitiche di una affermazione di Flávio Bolsonaro, fortemente legato a Donald Trump; la sua vittoria sarebbe la conferma della forte tendenza di destra che sembra prevalere negli ultimi anni in America Latina.
Vladimir Putin (28 maggio 2026). Crediti: Takeshisan / Shutterstock.comGiovanni Maria Chessa indaga sul complesso rapporto che si è sviluppato fra le élite russe e la guerra. Con il protarsi del conflitto, si è consolidato il ruolo dei militari, dei funzionari dell’apparato amministrativo, dei dirigenti delle grandi imprese pubbliche; anche gli imprenditori privati tendono ad allinearsi con il Cremlino. Le possibilità di porre fine alla guerra e le condizioni su cui negoziare rimangono saldamente nelle mani di Vladimir Putin per il quale il costo politico di una pace priva di risultati tangibili rimane superiore al costo economico del permanere delle ostilità.
Il governo francese ammette difficoltà ed errori nella gestione dell’ordine pubblico ma il presidente Emmanuel Macron respinge le dimissioni del ministro dell’Interno Laurent Nuñez. La sinistra di La France Insoumise (LFI) è stata accusata dal presidente del Senato Gérard Larcher di incitare all’odio, suggerendo l’opportunità di metterla al bando. Jean-Luc Mélenchon attribuisce invece proprio a Macron la responsabilità del deteriorarsi della situazione. Marine Le Pen punta il dito sull’immigrazione. Gli avvenimenti di queste settimane avranno una forte influenza sull’andamento delle prossime elezioni presidenziali.
Il Mar Rosso nel quale le rotte marittime sono interrotte dalle minacce militari dei ribelli Huthi, Yemen (27 luglio 2026). Crediti: somkanae sawatdinak / Shutterstock.comL’intensificazione del conflitto fra Arabia Saudita e Houthi apre inediti scenari. Riyad sta preparando una operazione militare che potrebbe svilupparsi come un’offensiva via terra con un forte supporto dell’aviazione. Mirko Annunziata approfondisce i termini della complessa azione saudita, che mira a isolare gli Houthi e l’Iran che li sostiene con una politica delle alleanze basata sul coinvolgimento degli Stati Uniti, sul sostegno della Turchia, del Pakistan e dell’Egitto e sul riavvicinamento agli Emirati Arabi Uniti. L’Iran teme che i parziali successi colti sul campo dagli Houthi possano portare a conseguenze disastrose per i propri interessi nella regione.
I Paesi in via di sviluppo si confrontano con la crescita del debito e la diminuzione drastica degli aiuti internazionali, in un contesto globale denso di conflitti. Si sta diffondendo la consapevolezza che gli investimenti pubblici e privati devono operare insieme per favorire processi di crescita. Il ricorso ai capitali privati necessita però di alcune condizioni preliminari e non è privo di difficoltà.
Il 15 ottobre è stato inaugurato il ponte che attraversa il fiume Yalu per collegare la città cinese di Dandong con quella nordcoreana di Sinuiju. La nuova struttura renderà più agevoli ed efficienti i trasporti fra i due Paesi. L’inaugurazione assume anche un ruolo simbolico rilevante dopo che, poche settimane prima, la Corea del Nord aveva aperto il suo primo ponte stradale con la Russia, sul fiume Tumen. I due eventi evocano il difficile equilibrio perseguito da Kim Jong-un con i suoi preziosi ma ingombranti alleati.
Immagine di copertina: Un momento delle manifestazioni di protesta a Parigi, Francia (17 ottobre 2026). Crediti: Jorge Jaramillo, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons
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