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Le previsioni sono state rispettate e, tenendo conto del clima in cui si sono svolte le elezioni presidenziali in Russia, non era difficile annunciarne in anticipo l’esito. Si è votato per la prima volta per tre giorni, 15, 16 e 17 marzo, e l’affluenza ha raggiunto una percentuale record del 74,7%; le sensazioni che sembravano indicare una vittoria schiacciante del presidente in carica sono state presto confermate dallo spoglio delle schede. Vladimir Putin è stato rieletto per altri sei anni con l’87% delle preferenze; si tratta del suo quinto mandato. Nel 2018 aveva ottenuto il 76,69% dei voti, nel 2012 il 63,6%. Gli altri candidati, il comunista Nikolaj Kharitonov, l’ultranazionalista Leonid Slutskij, il moderato Vladislav Davankov hanno ottenuto percentuali inferiori al 5%. 

Su questo risultato plebiscitario hanno influito diversi fattori: la repressione del dissenso, le pratiche di voto che non garantivano la segretezza, l’assenza di candidati alternativi credibili, la predominante sensibilità patriottica e la diffusa sensazione di essere assediati da nemici esterni. Il trionfo di Putin presenta tuttavia alcune fragilità; incidono su questa instabilità relativa il protrarsi della guerra con i suoi lutti, la crescita delle tensioni internazionali, l’ombra della morte di Navalny e le proteste che comunque ci sono state anche ai seggi: fattori diversi che tuttavia macchiano una vittoria troppo schiacciante per essere credibile. 

A livello internazionale, le reazioni al nuovo mandato di Putin tracciano confini molto netti fra Paesi amici e Paesi che hanno forti motivi di contrasto con la Russia e il suo presidente: messaggi di congratulazioni sono arrivati dalla Cina, dall’India, dall’Iran, dalla Siria, dal Nicaragua, da Cuba e dal Venezuela. Per gli Stati Uniti e per l’Unione Europea invece le elezioni russe non sono state né libere né giuste; i Paesi occidentali denunciano soprattutto l’aver coinvolto nel voto anche i territori occupati dell’Ucraina e annessi di recente alla Russia, ma nonostante questo è del tutto improbabile che si arrivi a un disconoscimento formale del ruolo di Putin, poiché si creerebbe un precedente ingombrante che renderebbe oltretutto difficile l’avvio di trattative per porre fine al conflitto armato. Del resto, le possibilità di arrivare presto a un dialogo e a un cessate il fuoco sono state affossate ulteriormente dalle dichiarazioni immediatamente successive al voto in Russia: Putin ha manifestato l’intenzione di Mosca di costituire una zona cuscinetto all’interno dell’Ucraina per proteggere il suo territorio da attacchi a lungo raggio e incursioni; Volodymyr Zelenskij ha ribadito invece che il presidente russo non è un interlocutore credibile e deve essere processato per i suoi crimini dalla Corte penale internazionale.

Per saperne di più

L’analisi dei risultati e le conseguenze:

Le reazioni a livello internazionale:

Il voto e le prospettive della guerra:

Immagine: Vladimir Putin (6 febbraio 2024). Crediti: Kremlin.ru [CC BY 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0)], attraverso Wikimedia Commons

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