Vuoi navigare il sito Treccani senza limiti e pubblicità? Scarica l'APP e abbonati ora per accedere su tutti i tuoi dispositivi!
Scarica
​

Tra il 6 e il 9 giugno i cittadini europei hanno votato per eleggere i propri 720 rappresentanti al Parlamento europeo, l’unica assemblea transnazionale i cui membri vengono eletti direttamente. Il Parlamento, a sua volta, nei prossimi mesi voterà la fiducia alla nuova Commissione, l’organo esecutivo dell’Unione.

Nonostante più della metà degli oltre 350 milioni di cittadini aventi diritto al voto si siano astenuti – un dato previsto e in linea con la tendenza storica – da queste elezioni dipenderà il destino economico e politico di tutti i cittadini europei, in misura anche maggiore rispetto al passato, alla luce del contesto geopolitico che stiamo vivendo.

Proprio su questo aveva insistito la Presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, nel sollecitare la partecipazione al voto:

 

"Questo Parlamento prenderà decisioni su molti temi importanti per la vostra vita quotidiana. Non lasciate che altri scelgano per voi. Questa l'importanza di queste elezioni ed è per questo che incoraggiamo tutti ad andare a votare, a scegliere”. 

 

In questo primo editoriale di Agenda, vorremmo chiarire quali siano dal nostro punto di vista i “temi importanti” con cui il Parlamento dell’UE si è confrontato, si confronta e si confronterà. Richiameremo, così, alcuni recenti contributi dei nostri autori e delle nostre autrici.

Il mandato 2019-2024 è stato ricco di eventi che hanno messo alla prova l’UE su più fronti: dalle guerre al confine, alle crisi delle democrazie; dalla pandemia, alla nuova ondata migratoria. Ma proprio di fronte alle sfide che l’UE ha dovuto affrontare in questi cinque anni, è emersa la capacità delle sue istituzioni di reagire con azioni coordinate a livello economico, sociale, politico: il PNRR, la campagna vaccinale, la sospensione delle regole fiscali, la (seppur parziale) riforma del Regolamento di Dublino – solo per fare qualche esempio. Si contino anche l’atteso AI Act e il Digital Services Act, con i quali l’UE sta muovendo i primi passi verso la transizione digitale. L’altro pilastro della “transizione gemella” è la transizione verde, un progetto tanto ambizioso quanto inderogabile la cui piena realizzazione dipenderà dalla volontà dei nuovi eletti di rilanciarlo.

Su Agenda ci siamo occupati di molti di questi temi. Dell’AI Act, per esempio, abbiamo sintetizzato i punti chiave: dopo un iter legislativo di tre anni, sono state approvate le prime regole europee per la diffusione dei sistemi di intelligenza artificiale, basate su una classificazione del livello di rischio potenzialmente associato a ogni tecnologia. Il Regolamento ha di sicuro diversi limiti, che derivano dalla difficoltà di definire propriamente l’IA e i suoi usi, e quella di garantire l’equilibrio tra la sicurezza degli utenti e l’incentivo all’innovazione.

Accanto allo sviluppo e alla diffusione di tecnologie digitali c’è la transizione verde, perno attorno a cui la Commissione uscente aveva inizialmente impostato il suo mandato, con l’obiettivo della neutralità climatica attraverso la riduzione delle emissioni. La grande spinta in questa direzione da parte della Commissione nella prima fase del suo mandato ha conosciuto una significativa battuta d’arresto, prima con la pandemia e la guerra e poi, negli ultimi mesi, con le diffuse proteste degli agricoltori: abbiamo analizzato le origini del movimento dei trattori in Germania, mostrando come le misure ambientaliste condizionino seriamente l’attività del settore agricolo.

Sul fronte economico, invece, l’eredità principale del Parlamento uscente è la riforma del Patto di Stabilità e Crescita: come abbiamo spiegato, questa nasceva con l’obiettivo di semplificare le regole e renderle più flessibili rispetto alle necessità di ciascun Paese. Ci si è riusciti? E che implicazioni ci saranno per la capacità di spesa dei governi? Ne abbiamo parlato a marzo con il Ragioniere Generale dello Stato, Biagio Mazzotta.

 

Quanto all’azione esterna dell’Unione, abbiamo sostenuto che la guerra in Ucraina sia un'occasione per rilanciare la politica di allargamento. Un suo complemento dovrebbe essere la Politica Europea di Vicinato: a vent’anni dalla sua introduzione, ci siamo chiesti quali risultati abbia ottenuto (pochi)  e in che direzione possa evolversi (approccio più attento alla coesione e agli aspetti umanitari).

La Commissione ha inoltre cercato di potenziare la sicurezza economica dell’Unione alla luce dei crescenti rischi globali, implementando alcuni strumenti per rilanciare la stabilità dei rapporti commerciali con il mercato unico (Global Gateway), garantire la disponibilità di beni energetici (RepowerEU) e gli incentivi per lo sviluppo delle tecnologie “strategiche” rispetto alla transizione gemella (piattaforma STEP). Proprio la competitività delle aziende europee e del sistema economico più in generale rappresenta una delle principali sfide a cui le istituzioni europee dovranno rispondere nella nuova legislatura.

Infine, è doveroso rimarcare che l’UE ha svolto e continua a svolgere sin dalla sua nascita un ruolo chiave nel promuovere i valori democratici e i princìpi dello Stato di diritto, gli stessi su cui è stata fondata (Art. 2 TUE). La salvaguardia della democrazia ha sempre costituito il leitmotiv della storia dell’UE, nonostante negli anni i suoi valori fondamentali abbiano subìto degli attacchi: un esempio sono le svolte illiberali del governo ungherese e di quello polacco. Le istituzioni europee hanno risposto alle lesioni dei diritti fondamentali e alle modifiche costituzionali e legislative ad opera di questi governi con un nuovo Regolamento che prevede sanzioni nei confronti di questi Paesi che violano i princìpi democratici fondamentali. Difficile dire se queste modifiche bastino ad arginare il costante attacco a tali valori, e fino a che punto smentiscano la lettura secondo cui l’UE sarebbe una culla per le autocrazie, come sostiene il politologo R. Daniel Kelemen. Questo è senza ombra di dubbio un altro terreno sul quale si confronteranno i nuovi eurodeputati.

Perciò, l’osservatorio di Agenda sulle politiche europee non si ferma qui.

In questo particolare momento storico - caratterizzato dal primato della geopolitica - continueremo a monitorare l’attività dell’Unione Europea con attenzione, consapevoli che i grandi soggetti di diritto internazionale determineranno il futuro del mondo a seconda di come sapranno organizzare sé stessi e interagire fra loro.

A questo proposito, il Parlamento uscente lascia in eredità al nuovo, oltre alle opere finite, alcuni progetti ancora da concludere: su tutti, il piano di riforma dei Trattati (TUE e TFUE) approvato a stretta maggioranza il 22 novembre 2023 dalla plenaria. Un’idea che nasce dallo spirito federalista del Gruppo Spinelli e ambisce a modificare il funzionamento di tutte le istituzioni europee. Una proposta - secondo i sostenitori - per dare nuova forza, centralità e indipendenza all’Unione, ma che ha già suscitato le critiche di molta politica nell’indifferenza della stampa internazionale.

Su questo e altri temi, seguiteremo a riflettere e pubblicare approfondimenti al fine di perseguire quello che da sempre è l’obiettivo di Agenda: analizzare la realtà e concentrare l’attenzione sui grandi interrogativi di lungo periodo. Lo faremo attraverso la prospettiva interdisciplinare che ci caratterizza, indossando di volta in volta le lenti degli economisti, dei giuristi e degli scienziati politici.

Istituto della Enciclopedia Italiana fondata da Giovanni Treccani - Riproduzione riservata