Benigni, Roberto
di Chiara Mercuri
Enciclopedia on line
Attore, regista e sceneggiatore cinematografico italiano (n. Manciano La Misericordia, Castiglion Fiorentino, Arezzo, 1952). Nato in una famiglia contadina toscana, da bambino resta impressionato dal modo in cui il padre riferisce a lui e le sorelle la prigionia vissuta in un campo di lavoro nazista, poi liberato dagli americani. L’atmosfera cupa, resa a tratti giocosa dalla sensibilità affabulatoria del padre, gli resterà dentro, fino a ispirare quello che è ritenuto il suo capolavoro, il film sulla Shoah La vita è bella (1997). Trasferitosi con la famiglia a Prato, inizia a prendere parte, ancora adolescente, agli spettacoli teatrali dei cantori in ottava rima, improvvisando endecasillabi nelle feste di paese e dell’Unità “in contrasto” con artisti come I. Romanelli e N. Landi. All’inizio degli anni Settanta aderisce al teatro d’avanguardia, lavorando nelle cantine romane del collettivo teatrale Beat 72. In tale contesto prende forma la sua prima maschera attoriale, quella del “Cioni Mario di Gaspare fu Giulia”, ideata insieme all’amico G. Bertolucci. In questa veste nel 1976 debutta anche in televisione con la trasmissione Onda libera, durante la quale, a causa di un presunto disturbo di frequenza – una citazione della Guerra dei mondi di O. Welles – irrompe nel palinsesto radiotelevisivo sparigliandone le liturgie con monologhi feroci, su temi all’epoca interdetti, quali il sesso e la politica. Il programma, recepito come una sfida alla morale, subisce molti tagli di censura. Nel 1977, nel film Berlinguer ti voglio bene, affronta la disperazione di un sottoproletariato nato sulle ceneri di un mondo contadino ormai al tramonto. Bertolucci, che insieme a lui ne firma la sceneggiatura, lo definisce un «film aspro, romantico ed eccessivo». Anche questa pellicola subisce una pesante azione censoria e sarà trasmessa in televisione solo nel 2024 su La7. A quegli stessi anni risale la sua collaborazione con R. Arbore a L’altra domenica, dove veste i panni di un critico cinematografico che, commentando film mai visti, mette alla berlina una critica supponente. Interpreta sé stesso nel film il Pap’occhio (1980), ancora di Arbore, che viene ritirato dalle sale con l’accusa di vilipendio alla religione. Nel 1979 con G. Brach e M. Ferreri firma la sceneggiatura di Chiedo asilo, in cui interpreta un anticonvenzionale maestro di scuola d’infanzia; il film vince l’Orso d’argento alla Berlinale. Nel 1983, a una manifestazione pacifista, compie un gesto rimasto iconico negli annali della sinistra italiana: a sorpresa prende in braccio il segretario del PCI E. Berlinguer. Nello stesso anno esordisce come regista nel film Tu mi turbi, in cui prosegue la sua ricerca comico-istrionica sui temi della religione e dello spaesamento del vivere. Risale a questi anni l’incontro, anche sentimentale, con l’attrice N. Braschi, che eserciterà una decisiva influenza sulla sua maschera attoriale, da allora caratterizzata da una grazia melanconica e da toni più riflessivi. L’incontro con M. Troisi è di immediata intesa comico-poetica e segna il suo ritorno alla tradizione toscana, cui rende omaggio con Non ci resta che piangere (1984), il cui titolo deriva dall’omonima poesia di Petrarca. Diretto da altri, emerge in particolare in Daunbailò (1986) di J. Jarmusch, in cui è un assassino italiano detenuto in un carcere statunitense; in La voce della luna (1990) di F. Fellini, che definisce la sua interpretazione «una via di mezzo tra Pinocchio e Leopardi»; in Il figlio della pantera rosa (1993) di B. Edwards; in To Rome with love (2012) di W. Allen, in cui porta in scena l’effimero della fama in un mondo cannibale di celebrità. Negli anni Ottanta e Novanta è ospite in trasmissioni di grande impatto popolare, con irruzioni imprevedibili e provocatorie, di cui resta memorabile quella a Fantastico 1991 con R. Carrà. La collaborazione con V. Cerami, la più duratura nella sua vita artistica, conduce alla realizzazione di una trilogia ad altissima precisione di congegno, Il piccolo diavolo (1988), Johnny Stecchino (1991) e Il mostro (1994), che attira l’attenzione dei suoi colleghi stranieri. In particolare, S. Spielberg, convalescente da un intervento chirurgico, gli riferisce di un violento scoppio di risa alla visione de Il mostro, che gli provoca la rottura dei punti di sutura. Il 1997 è l’anno di uscita di La vita è bella, in cui l’omaggio a Chaplin si esplicita, oltre che nel numero di prigionia (lo stesso mostrato da Charlot nel Grande dittatore), nell’ideazione di un’analoga coppia padre-figlio, in cui con giochi illusori il primo tenta di nascondere al secondo la cruda verità sul mondo. Il film riceve numerosissimi premi: 9 David di Donatello, 5 Nastri d’argento, un premio speciale della Giuria di Cannes, un Cesar, 2 European Film awards, un Bafta award, uno Screen actors guild award, 3 premi Oscar, per un totale di 23 premi vinti e 12 nomination ricevute. Il dialogo con la tradizione letteraria toscana riemerge nel film Pinocchio (2002), che lo vede attore, regista e sceneggiatore insieme a Cerami, poi nel Pinocchio (2019) di M. Garrone, in cui interpreta Geppetto, conquistando nel 2020 il Nastro d’argento come miglior attore non protagonista. Il suo film più recente, La tigre e la neve (2005), premiato con due nastri d’argento, è un inno all’amore sullo sfondo della guerra in Iraq. Sperimenta anche altri percorsi espressivi, tenendo cicli di conferenze dantesche che hanno ispirato lo spettacolo teatrale Tutto Dante (2006-2007), da cui l’anno successivo è stato tratto l’omonimo show televisivo; dal 2008 Tutto Dante è stato rappresentato nelle principali città italiane e del mondo, riscuotendo un vasto successo. Nel 2014 torna in televisione con uno spettacolo su I dieci comandamenti. Il suo impegno cinematografico è andato diversificandosi anche con la prestazione della voce per La commedia di Amos Poe (2010). Tra gli altri riconoscimenti, ha ricevuto tre premi alla carriera, il Globo d’Oro (2016), il David di Donatello (2017) e il Leone d’oro (2021).
Chiara Mercuri
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