Frente Polisario
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Forma abbreviata di Frente Popular para la Liberación de Saguía el‑Hamra y Río de Oro, movimento politico‑militare sahrawi (gruppo autoctono del Sahara Occidentale) fondato nel maggio 1973 con l’obiettivo di ottenere l’indipendenza del Sahara Occidentale dalla dominazione spagnola e, successivamente, dall’occupazione marocchina e mauritana. Erede del precedente Movimento di Liberazione del Sahara (1968-70), represso dalle autorità coloniali spagnole, dal 1975 il movimento ha stabilito la propria base a Tindouf, nell’Algeria occidentale, dove organizza i campi profughi sahrawi e concentra la maggior parte delle strutture politiche e militari. Nello stesso anno l’ONU ha riconosciuto il movimento come legittimo rappresentante del popolo sahrawi, mentre la Corte internazionale di giustizia ha confermato il diritto del popolo sahrawi all'autodeterminazione, escludendo pretese di sovranità territoriale da parte dei Paesi vicini. Nel febbraio 1976 il movimento ha proclamato la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), dotata di un presidente (coincidente con il segretario del Frente) e di un governo in esilio, riconosciuta da numerosi Stati africani e latinoamericani ma non dalle Nazioni Unite. Dal 2016 il segretario generale è B. Ghali. Dopo il ritiro della Mauritania (1979), il conflitto è proseguito contro il Marocco, che ha occupato la parte occidentale del territorio e costruito un sistema di fortificazioni lineari (“muro marocchino”) circondato da vaste aree minate. Il Polisario controlla una fascia desertica a est del muro, scarsamente popolata, mentre le sue forze armate, stimate in alcune migliaia di combattenti, sono per lo più dislocate nei pressi di Tindouf. Il cessate il fuoco del 1991, negoziato sotto l’egida dell’ONU e affidato alla missione MINURSO, prevedeva la realizzazione di un referendum di autodeterminazione, mai attuato per il mancato accordo sulle liste elettorali e sulle condizioni della consultazione. Tra i tentativi di mediazione si colloca il cosiddetto “piano Baker” (2003), che ipotizzava una fase di autonomia transitoria sotto sovranità marocchina seguita da un referendum: il progetto, pur accettato dal Polisario, è stato respinto dal Marocco. Storici sostenitori come la Libia hanno modificato nel tempo la propria posizione, mentre l'Algeria continua a mantenere un ruolo centrale nel supporto politico e logistico al movimento. Dal novembre 2020, in seguito a scontri nell’area di Guerguerat, il Polisario ha dichiarato concluso il cessate il fuoco del 1991, annunciando la ripresa delle ostilità contro il Marocco, e continuando a rivendicare l’indipendenza del Sahara Occidentale e a sollecitare l’attuazione del referendum previsto dal piano ONU.
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