Mercurio, pianeta
di Lara Albanese
Enciclopedia dei ragazzi (2006)
Mercurio, pianeta
A tu per tu von il sole
Mercurio è il primo pianeta del Sistema Solare. È poco ospitale: la sua superficie rugosa è cosparsa di bacini e crateri e le sue condizioni ambientali sono proibitive. È difficilmente osservabile dalla Terra e solo di recente gli astronomi ne hanno scoperto alcune caratteristiche
Un pianeta molto denso
Mercurio è il pianeta più vicino al Sole, da cui dista in media poco meno di 58 milioni di km. Il suo diametro, pari a circa 1/3 di quello terrestre, è di 4.878 km. Percorre la sua orbita in appena 88 giorni terrestri, mentre gira molto lentamente su sé stesso: per compiere una rotazione attorno al suo asse impiega circa 59 giorni terrestri. Malgrado la sua grande somiglianza con la Luna, Mercurio è molto più denso: infatti secondo gli astronomi è composto da un grosso nucleo di ferro, parte del quale forse allo stato liquido, con un raggio di 1.800-1.900 km, che contiene circa l’80% della massa del pianeta. Questo nucleo è circondato da un mantello e da una crosta simili a quelli della Terra e di spessore complessivo pari a 500-600 km.
Mercurio è praticamente privo di atmosfera. Durante il giorno le regioni vicine all’equatore raggiungono temperature di 430 °C, che la notte scendono sotto i -185 °C. Questa grande differenza fra il giorno e la notte si deve proprio alla mancanza di un’atmosfera che, come quella terrestre, per la sua capacità di trattenere il calore, attenui cambiamenti di temperatura troppo bruschi.
Una superficie ‘lunare’
La superficie di Mercurio è costellata da crateri ed enormi scarpate, alcune delle quali possono raggiungere anche centinaia di chilometri. L’aspetto del pianeta ricorda quello della Luna proprio per i crateri e i bacini, per la superficie rugosa ricoperta di polvere e per l’assenza di atmosfera.
I crateri si sono formati, in epoche molto remote, per l’impatto di meteoriti. I crateri più piccoli di Mercurio hanno un diametro inferiore a 10 km, quelli più grandi superano i 200 km e prendono il nome di bacini.
Il più grande di questi crateri, battezzato Caloris planitia («Pianura del calore»), ha un diametro di 1.340 km ed è circondato da una serie di catene montuose disposte in modo concentrico, generate probabilmente dallo stesso impatto che formò il bacino. Mentre sulla Luna il nome scelto per i crateri è spesso quello di scienziati, per Mercurio sono stati preferiti nomi di artisti, musicisti e scrittori: così abbiamo i crateri Omero, Beethoven, Raffaello, Mozart e Mark Twain.
Osservare Mercurio
È difficile scorgere Mercurio perché questo pianeta si trova molto vicino al Sole e non è quindi possibile individuarlo al buio, in piena notte. Il pianeta va quindi osservato quando il Sole è basso sull’orizzonte. Copernico, per esempio, alla fine della sua vita si lamentava di non averlo mai potuto osservare.
Mercurio è un mondo davvero poco ospitale, bruciato dal Sole, privo di acqua e di aria (entrambe evaporate per il calore), pieno di crateri come la Luna. Al pari di Venere e della Luna, anche Mercurio presenta il fenomeno delle fasi. Nonostante le difficoltà d’osservazione, Mercurio era già noto agli antichi.
Il transito di Mercurio davanti al Sole
Mercurio si trova fra il Sole e la Terra e quindi è possibile talvolta osservarne il passaggio davanti al disco solare, una caratteristica che condivide con Venere, perché questi sono gli unici pianeti che orbitano fra la Terra e il Sole (sono infatti detti pianeti interni). Quando Mercurio si trova perfettamente allineato tra il Sole e la Terra, il che accade, in media, una dozzina di volte al secolo, è possibile vederlo transitare come un puntino oscuro che per breve tempo si sovrappone al disco del Sole. Naturalmente per ammirare l’evento è assolutamente necessario utilizzare schermi che proteggano gli occhi dall’intensa radiazione solare e non guardare direttamente verso il Sole.
La mitologia di un pianeta veloce
In Mesopotamia – dove i bassi orizzonti desertici consentivano probabilmente di vederlo meglio che altrove – Mercurio era Nabu, messaggero degli dei, per via della velocità con cui transita. E lo era anche per gli antichi Greci con il nome di Ermete, poi chiamato Mercurio, dai Romani.
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