Aeole, nanque tibi
Enciclopedia Dantesca (1970)
Aeole, nanque tibi
. Parole di Giunone a Eolo, re dei venti (Aen. I 65), citate da D. in Vn XXV 9 per dimostrare con l'autorevole avallo virgiliano la liceità che lo dicitore per rima parli a cose inanimate come se avessero senso e ragione (§ 8).
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