Bloch, Marc
di Chiara Mercuri
Enciclopedia on line
Storico francese (Lione 1886 - Saint-Didier-de-Formans 1944). Tra i più influenti storici del Novecento, è considerato il principale artefice della rivoluzione storiografica che trasformò la storia da disciplina evenemenziale, focalizzata su battaglie, trattati e genealogie dinastiche, a scienza totale dell’uomo nella società e nel tempo. Fondatore con L. Febvre della rivista Annales d’histoire économique et sociale, esempi di questo innovativo approccio metodologico sono, tra i suoi altri lavori, Les caractères originaux de l'histoire rurale française (1931; trad. it. 1973) e La société féodale (1939-40; trad. it. 1949).
Vita e attività
Nato da una famiglia ebraica alsaziana laica e non praticante, figlio dello storico dell’antichità Gustave, compì gli studi secondari al Lycée Louis-le-Grand di Parigi e si formò all’École Normale Supérieure, dove studiò storia medievale con F. Lot e C. Pfister, subendo anche l’influenza determinante del sociologo É. Durkheim. Combatté nella Prima guerra mondiale sul fronte della Marna e della Somme, ricevendo la Croce di guerra. Nel 1919 ottenne l’insegnamento di Storia medievale a Strasburgo, dove conobbe lo storico L. Febvre, con il quale strinse un profondo sodalizio intellettuale. Nel 1927 divenne titolare della cattedra di Storia medievale nella stessa università, mentre nel 1936 ottenne alla Sorbona quella di Storia economica, allora unica in Francia, impegnandosi da quel momento per la diffusione della disciplina, da lui ritenuta fondamentale.
Il punto di rottura con la storiografia tradizionale si manifestò già nel suo primo grande lavoro: Les Rois thaumaturges (1924). L’oggetto d’indagine del libro, il miracolo, era stato fino ad allora ignorato dalla storiografia positivista in quanto ritenuto afferente alla credulità popolare e alla propaganda fideista. Bloch studiò invece il rito medievale attraverso cui i re di Francia e d’Inghilterra pretendevano di guarire le “scrofole” capovolgendone la lettura: il tocco regio non sarebbe stato superstizione delle masse ma teologia politica, costruzione di una liturgia parallela a quella ecclesiastica dentro le mura del palazzo, uno strumento con cui la monarchia sottraeva al clero il monopolio del sacro. Bloch chiarì che il problema non era stabilire se il re guarisse davvero, ma perché si chiedesse al popolo di aderire a quella rappresentazione del potere. Con Les Rois thaumaturges inaugurò un metodo destinato a trasformare la disciplina storica: nessuna fonte doveva essere rigettata, bensì interrogata all’interno del suo contesto. Fonti come le vite dei santi, le raccolte dei miracoli, le processioni, gli ex voto e le reliquie non erano da considerare espressioni di credulità e folklore, ma in quanto documenti di primo piano per lo studio degli orizzonti di attesa collettivi, della simbologia del potere e del suo rapporto con le masse.
Nel 1929, insieme a Febvre, Bloch fece compiere un’ulteriore rivoluzione alla disciplina storica fondando la rivista Annales d’histoire économique et sociale, intorno a cui si costituì la Scuola delle Annales. Il programma era esplicito: rompere con l’histoire-bataille e con l’histoire événementielle – la storia dei fatti, delle battaglie, dei nomi – per aprire all’antropologia fisica e culturale, all’etnologia, all’iconografia, alla paleografia, alla geografia, all’economia, a tutto ciò che potesse contribuire alla comprensione del comportamento umano nel contesto sociale. Non più soltanto re, papi e imperatori, ma moltitudini, strutture profonde, paure collettive, cultura materiale, pratiche devozionali. Le Annales segnarono una cesura senza precedenti nella storiografia mondiale: ne sono epigoni ancora oggi la storia corale e la world history. Tra il 1939 e il 1940 Bloch pubblicò La société féodale, altro fondamentale studio sull’età medievale in cui analizzò il feudalesimo non tanto come struttura economica, quanto come sistema di “subordinazione di individuo a individuo”, un sistema di relazione pervasivo basato sul sangue, sull’omaggio, la violenza e la solidarietà guerriera. Secondo lo storico, nel “vocabolario feudale” non sarebbe esistita espressione più diffusa che “Essere ‘l’uomo’ di un altro uomo”: tale legame di subordinazione prescinderebbe dalle classi sociali e costituirebbe l’ossatura profonda e nuova dell’età medievale.
Tra il 1940 e il 1943 lo Statut des Juifs, emanato dal governo di Vichy ma applicato sull’intero territorio francese, lo privò della cattedra. In quel periodo lavorò all’incompiuta Apologie pour l’histoire ou Métier d’historien, pubblicata postuma nel 1949: testo capitale di metodologia storiografica, in cui sostenne che la verità storica era conoscibile solo a condizione che lo storico sapesse interrogare le fonti con metodo, senza pregiudizi e ingenuità. Richiamato alle armi nel 1939, partecipò alla campagna di Francia. Alla fine del 1942 entrò clandestinamente nella Resistenza con il nome di battaglia Narbonne, collaborando con il movimento Franc-Tireur e coordinando le reti dei Mouvements Unis de Résistance nella regione lionese. Fu arrestato dalla Gestapo l’8 marzo 1944, torturato non in quanto ebreo, ma in quanto militante nella Resistenza. Il 16 giugno 1944, dieci giorni dopo lo sbarco in Normandia, fu fucilato insieme a ventinove compagni di lotta. Era estraneo a qualsiasi appartenenza religiosa o identitaria: come scrisse in L’étrange défaite (post., 1946; trad. it. 1957). «Sono ebreo. Non ne traggo motivo né di orgoglio né di vergogna, essendo – almeno lo spero – uno storico abbastanza serio da non ignorare che le predisposizioni razziali sono un mito. Non rivendico mai la mia origine salvo che in un caso: quando mi trovo di fronte a un antisemita». Chiese che sulla sua tomba fosse inciso Dilexit veritatem: amò la verità.
Opere
Oltre a quelli citati sopra, si segnalano i saggi, apparsi postumi: Apologie pour l'histoire ou Métier d'historien (1949; trad. it. 1950); Esquisse d'une histoire monétaire de l'Europe (1954; trad. it. 1981); Seigneurie française et manoir anglais (1960; trad. it. 1980); i saggi di vario argomento raccolti in Mélanges historiques (1963).
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