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Emoglobine embrionali

di Gino Amiconi, Maurizio Brunori
Enciclopedia della Scienza e della Tecnica (2008)

emoglobine embrionali

Gino Amiconi
Maurizio Brunori

Trasportatori di ossigeno molecolare (O2) che vengono sintetizzati nel sacco vitellino definitivo, un organo che si trova in prevalenza al di fuori dell’embrione e che sparisce verso il terzo mese di gestazione. Tale sintesi è limitata ai primissimi stadi dello sviluppo embrionale (nella specie umana tra la seconda e la decima settimana, ovvero prima che la placenta sia giunta alla sua completa maturazione). Nel loro insieme, le emoglobine embrionali sono costituite da tre distinte entità molecolari denominate: emoglobina (Hb) Gower I (o, in termini di simboli che identificano le subunità, ζ, ε), Hb Portland (ovvero ζ, γ) e Hb Gower II (o anche α, ε). A partire dalla settima settimana di gestazione, queste emoglobine sono gradualmente sostituite dall’Hb fetale (quando fegato e milza diventano i centri più importanti della biosintesi dell’Hb), la quale a sua volta è rimpiazzata – entro otto settimane dalla nascita, quando è il midollo osseo a prevalere come sito principale dell’eritropoiesi – dall’Hb dell’adulto. Le emoglobine embrionali sono estremamente simili all’Hb di adulto in termini sia di struttura terziaria e quaternaria, sia di alcuni parametri del comportamento funzionale (affinità per l’O2, e velocità di reazione per i leganti dell’eme), quando tali parametri sono misurati in assenza di effettori allosterici. Queste forti somiglianze morfofunzionali trovano riscontro anche entro il formalismo del modello a due stadi della cooperatività, con l’eccezione della stabilità relativa delle due forme quaternarie, quella a bassa affinità (vale a dire la forma T) e quella ad alta affinità (vale a dire la forma R) per i leganti dell’eme: infatti, in assenza di O2, nel caso delle emoglobine embrionali, si ha un tetramero nello stato R per ∼50.000 tetrameri nello stato T, mentre nell’Hb di adulto questo rapporto è di 1 a ∼700.000: questo dato è in linea con il fatto che l’interazione tra gli emi, misurata con il coefficiente di Hill, è minore del 30% rispetto a quella dell’Hb di adulto (n½ pari a 1,9 invece di 2,8). L’origine strutturale di questa relativa instabilità dello stato T rispetto allo stato R è fondata sulla scarsa sensibilità delle emoglobine embrionali agli effettori allosterici, e innanzitutto ai cloruri (Cl−). Nell’Hb di adulto l’effetto dei Cl− è di ridurre l’affinità per l’O2 di 7 volte, quando si passa da una totale assenza di Cl− a una loro presenza di 1 mole/L. Le due subunità tipiche del periodo embrionale dello sviluppo, indicate con le lettere ζ ed ε, sono del tutto indifferenti (ζ) o scarsamente sensibili (ε) ai Cl−. È questa esigua affinità per i Cl− che permette lo scambio di O2 tra la madre e l’embrione in condizioni fisiologiche. Infatti, il modo d’azione delle emoglobine embrionali è quello di sottrarre O2 dal liquido che si trova tra le cellule della mucosa uterina, dove è portato dal sangue della madre, per far fronte alle richieste respiratorie dei tessuti dell’embrione (si ricorda che durante i primi 50 giorni di gravidanza non esistono ancora interazioni dirette col sangue della madre): l’affinità per l’O2 delle emoglobine embrionali risulta maggiore di quella dell’Hb dell’adulto (vale a dire della madre) in presenza di un’uguale concentrazione di Cl− (∼0,1 moli/L), un fatto questo che favorisce il flusso di O2 dalla madre all’embrione.

→ Emoglobina

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