Pidgin
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pidgin
<pìǧin> agg. e s. m. inv. ingl. [alteraz., secondo la pronuncia cinese, dell’ingl. business «affari», attestato dal XVII sec.] – Termine col quale si indica una lingua di contatto che si sviluppa in situazioni d’interazione tra comunità di parlanti prive di una lingua condivisa per esigenze di comunicazione funzionale, es. baratto, commercio, bracciantato, servitù, schiavitù. Utilizzato come lingua franca, il pidgin nasce dall’impiego delle risorse linguistiche presenti nei repertori di tali comunità, che vengono selezionate e rielaborate. Orientato all’efficacia comunicativa, il pidgin è conseguentemente contraddistinto da una relativa semplificazione delle caratteristiche morfosintattiche, fonetiche e lessicali delle lingue coinvolte. Può rimanere circoscritto agli ambiti d’uso che lo hanno generato o, in particolari condizioni storiche e sociali, evolversi in un creolo; diversamente, i pidgin la cui funzione comunicativa cessa di esistere cadono in disuso. Sebbene scaturiscano dal contatto tra più lingue, i pidgin vengono solitamente denominati in base alla lingua europea dalla quale traggono i propri tratti lessicali prevalenti. Originatisi in contesti precoloniali, coloniali o postcoloniali, i pidgin emergono come esiti di rapporti sociali asimmetrici, configurandosi al contempo come strumenti di sopravvivenza comunicativa, creatività linguistica e resistenza culturale. [Si ringraziano Cristiano Furiassi e Renato Tomei per il contributo all’aggiornamento della voce, novembre 2025].
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