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Estimità

Neologismi (2025)

estimità

estimità (extimità) s. f. La tendenza contemporanea alla pubblicizzazione della sfera privata, emotiva e sessuale, in partic. attraverso forme di esposizione mediatica o di autoreferenzialità tipica dei social media, che realizzano una sorta di rovesciamento dell’intimità in un’esteriorità forzata o volontaria. ◆ «Viviamo sotto il segno dell’extimità – sostiene l’autore [Willy Pasini] – il contrario dell’intimità, che si esprime attraverso un’ininterrotta esternazione di sentimenti e sessualità, un po’ come indossare una sottoveste sopra gli abiti. Una forma di “outing” forzato, equivalente a ciò che – a livello corporeo – chiamiamo “esternismo” (farsi fotografare nude col pancione, stile Moore, Crawford e Bellucci) • (Rossella Guadagnini, Repubblica, 22 novembre 2005, p. 31, Cronaca) • Nel 2001 ho proposto il termine “estimità” per indicare il desiderio che spinge un gran numero di nostri contemporanei a mettere in scena parte della loro intimità in televisione (a quell’anno risale l’esordio in Francia dei reality show televisivi). (Serge Tisseron, Psicologia contemporanea, n° 209, 2008) • Nelle abitazioni sulla High Lane di New York aleggia dunque l'«estimità» che secondo Zygmunt Bauman definisce il mondo dei social network, il contrario dell'intimità. (Michele Farina, Corriere, 9 dicembre 2012, La Lettura, p. 7). • Il dibattito sulla violenza in questi giorni si sta soffermando sugli adolescenti e sul bisogno di prevenire con una nuova educazione sentimentale. La sessuologa Valeria Randone mi spiega che è come se avessero smarrito i modelli di comportamento, ciò che è giusto fare e ciò che non lo è. Ciò che si posta e ciò che si tiene privato. Manca la totale differenza tra intimità ed extimità. (Francesca Barra, Espresso.it, 5 ottobre 2023, Attualità).


All’origine di estimità (con adattamento fonetico) e extimità, e dell’accezione qui riportata, vi è il termine tecnico fr. extimité, coniato da Jacques Lacan (1901-1981) sulla base del lat. extimus, forma superlativa di exterus (‘esterno’). Nella psicoanalisi lacaniana, extimité si riferisce a una forma paradossale di intimità estranea: ciò che è più interno al soggetto ma, al tempo stesso, irriducibilmente esterno. Il termine esprime la presenza dell’Altro nell'intimo del soggetto, in particolare attraverso l'inconscio, il corpo e il godimento (jouissance), elementi che, pur essendo propri, si impongono come non-assimilabili, opachi, estranei alla padronanza del sé. L'extimità, concettualmente connessa al registro del Reale, è stata successivamente approfondita da Jacques-Alain Miller (1944 - ).

V. anche esternismo.

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