APPIANO, Castello di
di G. Bonsanti
Enciclopedia dell' Arte Medievale (1991)
APPIANO, Castello di
Le rovine del castello di A. (ted. Schloss Hocheppan), in prov. di Bolzano, sorgono su uno sperone roccioso a S-O del capoluogo. I restauri, promossi da Rasmo a partire dal 1964, hanno consentito (Rasmo, 1965; 1967) di chiarire con apprezzabile precisione le vicende costruttive del castello, il cui nucleo più antico, costituito dall'alta torre pentagonale, la corte e il palazzo, la cappella ed edifici minori, doveva essere terminato nel 1131, anno di consacrazione della cappella.Fra la fine del sec. 12° e gli inizi del successivo, presumibilmente, il castello venne ulteriormente fortificato con un fossato, un recinto e due torri; il palazzo fu anche notevolmente ampliato. Forse a quell'epoca risale la decorazione a fresco della cappella. Altre fortificazioni vennero aggiunte intorno al 1500.La cappella, che sorge a S entro la cinta, si presenta di estrema semplicità costruttiva e con una pianta rettangolare (lunghezza m. 7,70; larghezza m. 4,40; altezza m. 4,30); reca tre absidiole a E, delle quali solo la centrale sporge di poco all'esterno.Sul lato nord la decorazione esterna è costituita da un affresco mal ridotto di un S. Cristoforo, risalente forse al 1131, cui si aggiunse, tra la fine del sec. 12° e il principio del 13°, una rarissima figurazione profana di un cavaliere a caccia, con successiva trasformazione tardoquattrocentesca del cervo in drago; accanto, una mediocre Crocifissione, forse posteriore agli affreschi dell'interno. Questi ultimi illustrano sulle pareti sud, ovest e nord la Vita di Cristo, dall'Annunciazione alla scena delle Pie donne al sepolcro. Nel catino dell'absidiola centrale è raffigurata la Vergine con il Bambino e, sotto di lei, le Vergini sagge e le Vergini folli; nell'absidiola di sinistra, l'Agnello fra i due s. Giovanni; in quella di destra, Cristo fra i ss. Pietro e Paolo. Nelle fasce inferiori restano alcune raffigurazioni fantastiche, tra le quali un episodio tratto dal poema di Ivano. Tranne l'intera parete est, l'Annunciazione e la Visitazione, la decorazione era stata scialbata e venne recuperata nel 1926 da Gerola; la conservazione si presenta complessivamente sofferta, ma sufficientemente rispettosa del testo originale da rendere il ciclo ben valutabile.Dopo la prima illustrazione di Morassi (1927), eco immediata è riscontrabile già in Toesca (1927) mentre ampia divulgazione se ne ebbe a opera di Garber (1928). Da allora la critica, fino alle ultime ineccepibili schedature di Demus (1968) e di Rasmo (1971), ha unanimamente riconosciuto negli affreschi di A. uno dei momenti più alti e significativi della pittura romanica europea. La cronologia, dopo un primo momento di retrodatazione eccessiva, sembra assestata alla fine del sec. 12° o agli inizi del Duecento. Stilisticamente, la decorazione ostenta un riflusso bizantino con l'esagerazione tardoromanica di forme veneziane, quasi "un'ondata di isterismo" (Demus, 1968); nordici sono invece (si sono tentati rimandi alla miniatura salisburghese e riferimenti a Ratisbona) i motivi decorativi e talune notevoli audacie formali come per es. le gambe accavallate di Erode, oppure lo scorcio a oltranza del re Mago che esce a cavallo. Anche i confronti con gli affreschi atesini di Burgusio e S. Margherita di Lana e con quelli veronesi di S. Andrea a Sommacampagna confermano il carattere d'incontro fra lo stile veneto bizantineggiante e quello romanico germanico, "l'esaltazione occidentalizzante del connubio bizantino-salisburghese" (Bologna, 1962). I due pittori principali (ne sembra riconoscibile uno più aulico nelle figure della parete est, un altro più sciolto e popolare nel resto della decorazione) provengono, secondo Demus (1968), dall'area del Maestro di Müstair.
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